lunedì 18 giugno 2007

DESIDERATA E AVUTA

E’ successo.
Finalmente me la sono fatta.
Sì… meravigliosa…
E me la sono fatta io, adesso, qui. Proprio qui.
E' stata una cosa fantastica.
Sento ancora il suo profumo nella stanza.
Mi pervade.
Ricordo ogni cosa: la voglia era spasmodica, tanto che appena entrato in casa ho subito iniziato a cercarla prima di ogni cosa. Ho atteso per spogliarmi, anche se non riuscivo e non volevo fermarmi.
Il legno scuro del mogano del banco le faceva di contorno.
Sentivo la voglia.
Neanche lei mi ha fermato.
I miei vestiti giacevano sulla sedia, le scarpe sul pavimento.
Faceva caldo, troppo caldo.
Anche lei emanava caldo, ma era l’unico caldo che in quel momento volevo.
C’era un’atmosfera di intimità: la poca luce filtrata dalla finestra arrivava di lato sulle nostre spalle.
La penombra la teneva leggermente nascosta ai miei occhi.
Ma era bello sentirla e saperla lì, pronta.
Davanti a me.
Era molto disponibile.
C’era un’atmosfera riservata, privata, solo per noi due: la persiana abbassata, la tenda accostata, la porta chiusa, i cellulari spenti.
C’era molta intimità.
Sì, era pronta lì davanti a me e mi aspettava.
Mi aspettava silenziosa.
Poteva sembrare quasi indifferente.
"Ciò che desideri ti domina".
Ma immaginavo che anche lei potesse finalmente “sentirsi mia”… e compiuta.
Non c’è stato bisogno né di corteggiarla, né di illuderla.
So che non opporrà nessuna falsa resistenza dell’ultimo minuto. Non continuerà a ripetere i suoi “no no no” mentre avanzo su di lei. Sì, avanzo su di lei e mi sento spietato.
Non mi ha fermato.
Non si è negata.
mmmmhh…
Volevo sentirla mia, la mia bocca la desiderava.
Non parlava, no, stava zitta,
non mi ha mai chiesto di fermarmi, non ha mai detto di no.
Continuava semplicemente a lasciarmi fare, passiva, disponibile, pronta.
Forse l'ho troppo idealizzata.
Ma anche io la desidero in questo momento.
E’ proprio così che l’ho voluta.
E’ così che l’ho immaginata.
La voglio.
Tutta.
Mia.
Ahhhh…
Sì…
Sì.
Sì…
mmm
Ed ora non c’è più. Basta. E’ finita.
ma è stata molto buona:
La spaghettata migliore della settimana !
La mia preferita: burro, grana e basta.
Bianca come la fa mia mamma.
“La prossima volta ci vorrà più sale” mi dissi.
E tolsi il piatto ancora caldo dal banco di mogano…

giovedì 7 giugno 2007

I “nomadi” del Tango in villa Cà Cornaro a Bassano














I “nomadi” del Tango

“Sabato milonga a Bassano?” chiedo. Chi me l’ha proposto ha 21 anni e quindi presumo sarà una milonga giovane. Non mi sbaglio. Di 18 messaggi inviati il risultato mi lascia allibito.
Vogliono venire tutti.
Però dico, partiamo alle otto, le regole sono partire preso, iniziare presto e ballare fino alla chiusura.
Tutte queste tre regole saranno violate.
E grazie a Dio che gli insegnamenti militari di gestione della colonna di trasporto si rivelano utili per non perdere nessuno: arriveremo in fila di sei auto solo dopo un percorso zigzagante lungo il veneto, che ci ha portato a toccare quattro province.
Un percorso degno di treno regionale, con fermate nell’ordine a : Padova Stanga (primo appuntamento), Ikea (secondo appuntamento per chi si è persa), Campodarsego casa di Ivan (terzo appuntamento), Camposampiero Piazza Castello (quarto appuntamento), Rosà, cinema teatro (quinto appuntamento).
Quando finalmente siamo nel Vicentino penso che è chiaro che tutti devono aver voglia di arrivare… è chiaro che nessuno è più disposto ad aspettare qualcun altro… è chiaro che nessuno ha più voglia di fare un’altra sosta… è chiaro che tutti devono aver voglia di andare direttamente al ballo.
E invece no.
Ammutinamento.
Dall’auto di Lucia gli occupanti delle macchine reclamano un ulteriore intermezzo.
Pizza.
E pizza sia.
Vi guido io, dico, e qui sbaglio: perché dopo aver passato un bar sportivo e un gelataio passo oltre una pizza al trancio e finisco al “Blue Deep”. Altro sbaglio.
Veniamo accolti come “troppi per stare al banco a bere” e “troppo pochi per stare seduti a mangiare”… !!!
insomma: staremo in ginocchio ???
Pazienza. Noi ci divertiamo e nel frattempo che facciamo ?
E’ logico: aspettiamo.
Un altro appuntamento.
Nel frattempo l’unico che parte è il sondaggio: “ragazzi questa compagnia merita un nome, come ci chiamiamo?”
Caterina non ha dubbi e urlante fa: “I NOMADI !”. Risata generale.
I “nomadi”. Figo.
Alla cassa del pub poi ci vendichiamo un po’ col conto e chiedendo tre caffè a tradimento, quando pensavano con noi di aver concluso (illusi)..
Ed ecco… i nomadi ripartono…
Alla fine arriviamo ed è come lo sbarco sulla luna.
Anzi no, ci sentiamo come quando Colombo toccando terra ha visto uno stuolo di ragazze seminude con le coroncine di fiori.
E’ tango: non ci sono coroncine, ma scarpe da ballo, però ci sono sul serio ragazze seminude e noi come Colombo era da tanto che aspettavamo l’arrivo.
Altro che appuntamento alle otto per partire presto iniziare presto e ballare fino a notte.
Arriviamo già stanchi dal viaggio e l’orologio senza indugio: due ore e mezzo da Padova a Bassano.
Figo.
E lì è veramente carino: è pieno di gente, da tutte le province, si balla stretti come in un autobus, il che, mi dicono, fa tanto Argentino… e l’organizzatore è simpatico e modesto e ringrazia sentito gli allievi del suo corso che hanno organizzato. E’ raro nel Tango trovare un maestro umile e simpatico: anche questo ci è piaciuto… sembra veramente di aver trovato le americhe.
i.

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