giovedì 3 maggio 2007

Tango morale e creatività




Ad un mese dalla pubblicazione sulla rivista italiana di Tango Argentino "E' Tango", come richiesto, ecco la versione integrale del 16 novembre 2006... Buona lettura :-)


Ivan




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Tango morale e creatività

Proprio mentre assistiamo agli onori della ribalta internazionale per il maestro ballerino Pierre Dulaine, testimone di cortesia, cavalleria, rispetto e integrazione, siamo colpiti da fatti di cronaca sempre meno cavallereschi e sempre più sconcertanti.
Quattro sedicenni dell’istituto per grafici pubblicitari “Albe Steiner” di Torino hanno realizzato alcuni filmati che hanno poi montato in un unico video, in cui aggrediscono un compagno portatore di handicap, autistico. Alberto, così lo chiamiamo, viene circondato, insultato, spintonato, picchiato, umiliato, mentre frasi naziste vengono scritte alla lavagna. Non è una scuola nuova a episodi di dileggio: la foto di un ragazzo con la scritta “gay” e seguita da insulti era stata appesa soltanto un anno fa.
“Alberto” poi è stato dato in pasto in mondovisione su Google e per un qualche macabro senso etico, la ragazza che ha caricato il video lo ha messo nella sezione “video divertenti”.
Il collegamento con l’esperienza di Dulaine è presto fatto: di fronte a una simile violenza e ignoranza (Alberto quasi non vede e sente pochissimo) risalta il gap formativo di mancanza di rispetto, sensibilità, accettazione, integrazione, fiducia e collaborazione, che proprio Dulaine voleva compensare nelle scuole.
Al di là della bella interpretazione data a questo maestro da Antonio Banderas nel film “Ti va di ballare ?”, effettivamente il nostro Pierre, dopo aver affrontato molte difficoltà di integrazione nelle sue emigrazioni, ha dedicato decenni della sua vita ai bambini delle elementari nei vari quartieri di Manhattan. Egli era certo che il messaggio di integrazione e rispetto del ballo fosse positivo, produttivo e potesse essere consolidato in senso costruttivo nella vita dei giovani.
Infatti Dulaine, già campione pluri-premiato di ballo, ricorda che “io non insegno solo a ballare, ma insegno rispetto fiducia e dignità tramite il ballo”.
Il successo del suo pensiero è confermato dall’inserimento dei corsi di ballo in quasi tutti i distretti scolastici di quella megalopoli che da sola rappresenta circa metà della popolazione Italiana.
Certo, nel caso di Torino forse non sarebbe bastato un po’ di ballo per difendere l’integrità di “Alberto”.
Teniamo presente che se è già difficile per ogni essere umano essere accettato ed accettarsi con i propri difetti, per un handicappato è molto più difficoltoso.
Essere sicuro di te, quando sei disabile, è una vera sfida tanto più che spesso non sei completamente accettato nemmeno da chi ti è più vicino a casa e in famiglia.
La lotta quotidiana di chi vuole soltanto vivere una vita normale, avendo gli stessi desideri, bisogni e pulsioni dei coetanei, ma con molti più limiti e muri invalicabili, necessita di forti iniezioni di fiducia e incoraggiamento.
Tralasciando lo strano meccanismo tutto umano per cui spesso i più forti accettano più facilmente le sconfitte, già per un ragazzo normale essere malmenato equivale a essere ferito.
Per un ragazzo disabile è peggio, è come essere violentato, è come se ti venisse ricordato che tu in, questo mondo, sei e sarai sempre “meno” di ogni altro e, forse, persino di troppo.
Anche il padre di “Alberto” ci conferma: lui avverte le tensioni sulla pelle e l’importante è proteggerlo, perché non subisca altri choc e ulteriori ripercussioni traumatiche.
Infatti spesso a un “ritardo cognitivo” fa da contraltare quello che io definisco un “anticipo emotivo”.
Certo, secondo il principio secondo cui “si fa ciò che si sa”, non è colpa della sola scuola se la comprensione di tutto questo è mancata. Infatti dei 20 ragazzi che mediamente compongono una classe dell’istituto “Albe Steiner”, solo uno ha denunciato il fatto, l’unico che non era presente, mentre gli altri hanno mantenuto un atteggiamento di indifferenza sconcertante.
Del resto a questa fa eco l’indifferenza di numerosi quotidiani che dell’argomento non hanno nemmeno parlato. Perfino sul Torinese “La Stampa” se ne parla solo a pagina 9, mentre sul “Corriere della sera” se ne parla solo a pagina 22, dopo un articolo su una governatrice francese favorita nella sua nazione dai sondaggi interni del partito.
Ciò non mi stupisce, mi intristisce: i modelli e i dialoghi culturali attuali quali sono ?
Il tessuto sociale meramente competitivo e del tutto e subito?
La televisione dove viene difeso ciò che è villano e viene proposto per vero ciò che è un falso costruito ?
I reality show dove con falsi pretesti si cerca di diventare momentaneamente visibili a tutti i costi e pur di cercare la fama si usa la violenza, sia essa verbale, emotiva o fisica?
Bisogna insegnare a creare e non a distruggere.
Creare non è solo costruire cose solide, ma è anche arte, realizzazione di creatività .
Si può essere più creativi con una sequenza composta e “sentita” di sacadas e colgadas, che costruendo un palazzo.
Dopotutto è anche quello che differenzia l’uomo dagli Orango, peluria a parte...
E’ proprio quello di cui parla Pierre Dulaine per il ballo nelle scuole: insegnare la sensibilità e il rispetto. Il ballo è certo molto terapeutico in questo ambito.
Non posso essere un buon ballerino se non ho sensibilità e rispetto per il tempo e l’ampiezza del movimento del partner e una ballerina non può lasciarsi guidare se non sviluppa la fiducia nel suo ballerino.
Perfino l’alternanza del partner nell’arco della serata di ballo comporta una buona dose di sviluppo del rispetto, dell’accettazione e della comprensione dell’altro.
Certo, il tango non può tutto, anzi, da solo non può far molto: chi non è mai stato educato al rispetto di valori morali e umani fondamentali, chi non ha mai nemmeno visto il rispetto in 16 anni di vita formativa nel suo nucleo familiare, non può svilupparlo se non a prezzo di uno studio approfondito.
Non voglio dire che dovremmo insegnare il Tango coattivamente ai responsabili della vicenda: sarebbe un premio, là dove è invece opportuna una punizione.
Ma per loro basta un mese di volontariato al Cottolengo, dove i disabili vengono lavati, vestiti e imboccati e in alcuni casi per accedere a un semplice spazzolino da denti si deve sottostare al controllo degli operatori per evitare che qualcuno possa farsi del male più o meno volontariamente.
Di sicuro comunque fra gli altri 16 membri di quella classe e i 346 alunni dell’istituto c’è qualcun altro che può essere recettivo all’insegnamento del rispetto.
E’ proprio là dove la scuola è più difficile e “senza solidarietà”, come viene definita dagli stessi operatori, che c’è più bisogno degli insegnamenti di Pierre Dulaine.
Che vengano imitate le cose positive e … buon tango a tutti !


Ivan Larosi


16 novembre 2006


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Secondo i docenti di neuropsichiatria dell’università di Pisa, Pietro Pfanner e Mara Marcheschi, in quella condizione della mente chiamata impropriamente ritardo, le capacità dell’essere umano sono ridotte, impoverite e distorte: la mente è ferita, ma non distrutta e l’individuo mantiene sempre e comunque la propria personalità.
Alcuni disabili cioè percepiscono e recepiscono meno e più lentamente le informazioni logiche e i ragionamenti, ma percepiscono e recepiscono di più e più velocemente le informazioni emotive e i sentimenti.
Spesso infatti i disabili fisico-intellettivi sono più sensibili, più dolci, emotivamente più fragili e più soggetti all’alternarsi di depressioni e entusiasmi.


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